Lo spunto di questo blog è racchiusa in una frase riportata su un cartello esposto in una manifestazione pubblica svoltasi a Ferrara. Il cartello diceva: “Offerta Libera. MINIMO UN EURO“. Ora in questa frase, a ben pensare, è racchiusa tutta la doppiezza di una mentalità e di un comportamento di una “certa Italia”; peraltro molto diffusa. Stravolgere l’uso e il senso del linguaggio ai propri scopi: economici, politici, culturali, privati, eccetera. Mostrare, in definitiva, due facce: quella pubblica e quella privata; quella legale e quella illegale; quella che dice una cosa e quella che pretende che gli altri intendano un’altra cosa.
Se si annuncia e si scrive chiaramente che l’offerta è libera significa letteralmente che uno è libero di offrire o di non offrire alcun obolo per assistere all’evento in corso. Ma se si aggiunge, a seguito della prima affermazione, MINIMO UN EURO si stravolge il senso iniziale e si pretende in definitiva il pagamento di un ticket. Ora, questa prassi è talmente tanto diffusa e consolidata in Italia che nessuno si accorge nemmeno più dello stravolgimento mentale insito in questa enunciazione fieristica. Si mette mano al portafogli e si paga senza nemmeno pretendere il rilascio di un ticket che garantirebbe il pagamento delle relative tasse e una qualche forma di copertura assicurativa durante la partecipazione all’evento stesso. La nostra mente è talmente “diseducata” che legge “offerta libera” e intende “pagamento ticket”.
Ma questo è solo un piccolo esempio perché questa forma di stravolgimento mentale s’è diffuso tranquillamente anche in vari altri settori del Paese e, tra gli altri, in particolare nel settore, importantissimo, della informazione di massa radiotelevisiva. Ed è proprio del modo non sempre corretto di fare informazione nel nostro Paese che vuole trattare questo blog.
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