Sulla questione dell’immigrazione, in Italia, vi sono due opinioni che si combattono aspramente. Tuttavia, la lotta è impari. L’élite, che detiene e gestisce il potere, si ostina a ripetere che l’immigrazione è un bene per il nostro Paese. La massa dei cittadini, invece, percepisce sulla propria pelle che questa immigrazione non porterà a nulla di buono e lancia, inascoltato, il proprio grido di dolore per il futuro degli italiani, figli e nipoti compresi. Ne esce una stranissima forma di democrazia rappresentativa nella quale la voce e i lamenti del popolo non costituiscono elemento e presupposto di azione politica ma vengono completamente disattesi ed ignorati. E, in ultima analisi, addirittura, si mettono in atto tentativi di manipolazione delle coscienze e delle idee plasmando la realtà degli eventi a proprio uso e consumo.
Tutti i partiti politici, tranne qualche rara eccezione, attraverso i loro leader più rappresentativi professano ossessivamente una vocazione multietnica mai prima nemmeno sospettata. Sono terrorizzati anche solamente dall’essere scambiati per razzisti e per avallare la loro inettitudine si mascherano dietro alla Costituzione, agli Accordi internazionale, agli Organismi sovranazionali. Con ciò dimenticando almeno due cose. Primo: che loro rappresentano, o dovrebbero rappresentare, non sé stessi ma il popolo che li ha votati e, pertanto, se gran parte del loro elettorato non condivide il loro punto di vista essi dovrebbero umilmente adeguarsi. Secondo: dimenticano poi, confidando anche sulla scarsa memoria degli italiani, che quando a loro non ha fatto comodo (per i loro spicci interessi) non tener conto della Costituzione, degli Accordi internazionali e di quello che suggerivano gli Organismi sovranazionali essi, bellamente, se ne sono fregati senza troppi ripensamenti.
Anche gli Addetti all’informazione fanno a gara a convincerci che l’immigrazione è il male minore. Ci educano, giorno dopo giorno, all’accoglienza e alla bontà senza dirci cosa avverrà di qui a qualche generazione. Ogni sbarco e ogni ingresso illegale viene connotato con una valenza positiva e inquadrato come un doveroso gesto d’amore fraterno. E ci dicono che la percentuale di immigrati in Italia è la più bassa d’Europa; che anche noi siamo stati poveri e, a nostra volta, immigranti; che questa povera gente viene e si adatta a fare i lavori che noi italiani non vogliamo più fare; che la nostra economia, diversamente, andrebbe a rotoli e diventeremmo tutti dei poveri miserabili; che, inoltre, vengono anche a pagare la nostra pensione e quella dei nostri anziani. Non ci dicono, però, mai una parola sulla tenuta sociale del nostro Paese. Se potrà esplodere una guerra civile tra etnie e fedi diverse. Questi addetti all’informazione sono convinti, evidentemente, che per loro il lavoro non verrà mai a mancare. Oggi cavalcano e vendono informazione sull’amore fraterno e domani spremeranno le loro meningi a interpretare, eventualmente, e Dio non voglia, il disastro avvenuto.
La Piccola e media economia tanto diffusa nel nostro Paese sta sempre nell’ombra ma è quella che è più interessata a questa incontrollata invasione. Ha bisogno di manodopera a poco prezzo e di manodopera molto malleabile da poter utilizzare in piena libertà. Chi meglio di questa povera gente disperata rispecchia questa loro esigenza. Dicono che lo fanno per aumentare la ricchezza complessiva del Paese (il famoso PIL) ma non si capisce quale sia il guadagno reale dei lavoratori italiani sempre più precarizzati ed in cerca di un lavoro sicuro per sé stessi e per i propri famigliari. Infine se consideriamo che il lavoro in nero in Italia (e questo è universalmente risaputo) è quasi istituzionalizzato ci rendiamo conto che l’illegalità migratoria si sposa perfettamente alla realtà italiana come il cacio sui maccheroni.
La Chiesa cattolica, poi, recita tutta la sua parte in commedia; più simile, per la verità, ad una tragedia in più atti. Risaputo e dato per scontato che il compito del Clero nostrano è l’Evangelizzazione universale non si capisce bene, nel nostro Paese, quali siano i confini e gli ambiti tra politica e fede che, almeno su un piano del tutto teorico, dovrebbe essere un Paese aconfessionale. E non possono essere per niente rassicuranti, almeno dal mio punto di vista, le ripetute enunciazioni pubbliche di certi esponenti del Clero italiano. Era, appunto, dell’altro ieri un articolo ospitato sulla Stampa (18/5/09 – pagina 4 a firma GU.RU.) nel quale un esponente della Chiesa cattolica italiana (monsignor Vegliò) che, rivolgendosi ai migranti ospitati sul nostro territorio, affermava perentoriamente: «Vi assicuriamo tutto il nostro impegno perché assumano occhi nuovi e diversi nei vostri confronti tutte le nostre parrocchie e tutte le comunità cristiane, i responsabili della politica, delle amministrazioni centrali e locali, dell’informazione, dell’opinione pubblica». Dunque, par di capire, che tutti i migranti (come loro li chiamano) vengano pure, tranquillamente, in Italia perché loro, come alti esponenti della Chiesa Cattolica faranno sempre di tutto perché le ampie braccia della Chiesa e dello Stato italiano siano sempre aperte senza limite alcuno.
Ma come italiani, come lavoratori, come pensionati, come uomini, come donne, come madri e padri, come scolari, come ragazzi e ragazze, come elettori perché non dovremmo essere preoccupati del nostro futuro?
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