In verità vi dico che di certezze, personalmente, non ne ho e non so se, francamente, ne ho mai avute. Non sono certamente le continue e martellanti informazioni che ci vengono propinate ad ondate successive che mi tranquillizzano; non sono certamente gli addetti dell’informazione radiotelevisiva e giornalistica che mi danno garanzie di obiettività informativa; ancor meno lo sono gli intellettuali e gli studiosi di questo strano paese che nel silenzio assordante dei loro dibattiti non danno alcuna seria spiegazione, agli italiani, di cosa stia avvenendo in questa umanità al limite dell’implosione sociale. Ma nemmeno gli operatori istituzionali della bontà e della carità pubblica italiana riescono, a mio avviso a tranquillizzarci e ad infonderci certezze sul nostro futuro e sul futuro della nostra civiltà che, a loro dire, poggia le basi su solide fondamenta cristiane.
Le tragedie, tuttavia, continuano ad avvenire con spietata periodicità e ogni competitor continua a sfruttarle, come farebbe una qualsiasi agenzia di marketing, a proprio uso e consumo. Si aspetta l’evento del giorno per lanciare sul mercato il proprio proclama ideologico e, ad imitazione perfetta e similare di un grande bazar, tutti i persuasori di professione, cavalcano politicamente l’evento, anche se tragico e disumano.
Prendiamo, ad esempio, la carneficina che è avvenuta durante la traversata del mediterraneo. A salvarsi, tra un numero imprecisato di uomini, sembrerebbe siano stati solamente in cinque. Erano alla disperata ricerca della loro fetta di ricchezza sul suolo della civile Europa. Immediatamente, come sempre, ogni personaggio di potere diretto e indiretto del nostro paese ha sentito l’immediato dovere di puntualizzare la propria solidarietà e specchiata posizione politica.
Per L’Avvenire, il ben noto quotidiano dei vescovi italiani, poi, sembrerebbe tutto chiaro: la colpa è dei popoli dell’occidente che avrebbero perso il loro spirito d’accoglienza e d’umanità. Per loro tutto verrebbe risolto con una fraterna accoglienza a tutto tondo: senza alcuna riserva sulle reali capacità d’accoglienza e sulle difficoltà di effettiva integrazione tra fedi e consuetudini diverse. Per il quotidiano dei vescovi e per i maggior rappresentanti del Clero italiano siamo diventati, noi italiani, dei Cattolici con il cuore arido. E’ vero che da bravi fedeli frequentiamo regolarmente le parrocchie ma il nostro cuore non batte abbastanza per i nostri fratelli che ci circondano e voltiamo troppo spesso il nostro volto dalla parte opposta di dove sono rivolti i loro occhi disperati. Addirittura ci staremmo comportando come quando al tempo del nazismo fingemmo di non accorgerci di quanto stava avvenendo, in Germania e nel resto dell’Europa, nei confronti degli ebrei, degli zingari e degli omosessuali. Accuse pesantissime, insomma, anche se in gran parte da dimostrare nella loro reale fondatezza circa il nostro impegno nei confronti dei popoli migranti attuali. Tuttavia questa teoria avrebbe già trovato appoggio nella solita (anche se ristretta ma decisiva) schiera dei benpensanti di casa nostra.
Viene spontaneo, allora, porre, a quest’ultimi, che sono poi quelli che realmente detengono il potere decisionale in questo paese, alcune semplici domande.
Prima domanda: Perché si continua a recitare la solita pantomima del salvataggio in mare dei disperati che cercano di approdare alle nostre coste? Non sarebbe meglio e forse anche più economico per le nostre povere finanze nazionali organizzare delle motonavi (tipo Tirrennia) e andare a prendere regolarmente questi migranti dai loro porti di partenza? Costerebbe molto meno per noi e anche per loro e eviteremmo questa lurida speculazione messa in atto dai trafficanti di esseri umani.
Seconda domanda: Perché, una volta accolti e regolarizzati con condoni e sanatorie dichiarate o mascherate, non si permette a questi popoli di praticare regolarmente la loro Fede nelle loro Mosche e nelle loro strutture di culto? Oramai sul nostro territorio risiede una popolazione non autoctona che si aggira attorno all’otto/dieci per cento e non mi risulta che abbiano un numero adeguato di strutture in cui poter pregare il loro Dio. Il nostro egoismo forse consiste, anche, un poco in questo: preferiamo recitare la commedia dei cristiani buoni e caritatevoli ma non intendiamo concedere nulla al di fuori delle nostre certezze di Fede. Cerchiamo di lavare la nostra coscienza con la recita dell’accoglienza fraterna ma, forse, in definitiva, miriamo solamente a sfruttare economicamente dei corpi affamati e privi di alcun potere contrattuale che provengono da altri paesi attratti anche dalla nostra rilassatezza mentale.